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Ma come mi è venuto in mente di fare l’editor? - Bada a come parli! (parte 2)

Ma come mi è venuto in mente di fare l’editor? – Bada a come parli! (parte 2)

Decimo articolo della rubrica “Ma come mi è venuto in mente di fare l’editor?” a cura di Stefano Mancini.

 

Ma come mi è venuto in mente di fare l’editor? - Bada a come parli! (parte 2)

Ma come mi è venuto in mente di fare l’editor? – Bada a come parli! (parte 2)

La volta scorsa parlavamo – è proprio il caso di dirlo – di come si esprimono i personaggi.

E abbiamo chiuso la nostra pillola sottolineando come un buon dialogo deve svolgere sempre una funzione.

Ne esistono di molteplici, ma le principali sono: fornire informazioni sui personaggi o sugli eventi; far progredire la storia; variare il ritmo della narrazione; far evolvere i personaggi stessi e modificarne i rapporti.

Possiamo, dire senza tema di essere smentiti, che se un dialogo non svolge almeno una di queste funzioni, allora molto difficilmente sarà un buon dialogo e, ancor più difficilmente, sarà utile al vostro libro.

Quando immaginate e poi trasportate su carta i vostri dialoghi, cercate di tenere sempre a mente questo aspetto: quale funzione state cercando di sviluppare con quel dialogo? Volete che sia un botta e risposta intimista, in cui scopriamo qualcosa di più sui personaggi, magari sulla relazione tra due di loro o sulla vera natura di uno di loro? Oppure volete che sia un dialogo teso a dare delle informazioni sulla storia; volete che, proprio attraverso una “chiacchierata” tra alcuni personaggi, si vengano a scoprire delle verità nascoste?

Ma il dialogo, dopotutto, è anche un ottimo modo per variare il ritmo del vostro romanzo.

È molto più veloce e scorrevole di un brano descrittivo; il più classico dei botta e risposta alza il ritmo, lo velocizza, ci permette di divorare le pagine in maniera molto più rapida, quasi frenetica (se è un buon dialogo, ovviamente) rispetto alla più classica delle narrazioni. Ecco allora che magari, dopo un passaggio particolarmente lungo o complesso in cui vi siete affidati alla voce narrante per una descrizione, un dialogo può servire a dare un’impennata al ritmo della vostra storia.

Infine tenete sempre a mente che un dialogo serve anche a caratterizzare i vostri personaggi. Ognuno di loro, infatti, dovrebbe avere un modo di parlare e di esprimersi diverso e unico: due personaggio nella stessa storia dovrebbero essere distinguibili già solo per il loro modo di parlare.

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Potete segnalare l’errore scrivendo un messaggio alla pagina Facebook Tracce d’Inchiostro oppure al profilo Instagram Tracce d’Inchiostro.

La caccia è aperta.

Stefano Mancini

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